
L’origine di Treviglio non ha fondamenti storici certi: i primi documenti che ne rivelano l’esistenza risalgono al X secolo, ma le indagini topografiche ed alcuni sporadici rinvenimenti archeologici permettono di supporre la presenza di agglomerati sparsi già in epoca romana imperiale. Il nome “Treviglio” viene fatto tradizionalmente derivare da “tre villae”, confermando l’ipotesi che vuole il borgo nato dall’aggregazione di tre ville, ovvero tre agglomerati semiurbani, di origine romana; tale ipotesi trova ulteriore conferma nel tracciato viario di alcune strade urbane e periferiche, il cui andamento perfettamente ortogonale è ascrivibile alla matrice della centuriazione che i Romani impressero nel denominato ager bergomensis in età augustea.
Alla caduta dell’Impero Romano le tre ville Portoli (collocata ad ovest, in direzione di un porto verso l’Adda), Pisgnano (collocata a sud e fondata dai liberti del nobile Piniano, provenienti da Palazzo Pignano) e Cusarola (posta a nord), ingranditesi fino ad avere un numero considerevole di abitanti, si raggrupparono con formazione radiocentrica intorno ad un luogo caratterizzato dalla presenza di un elemento attrattivo: probabilmente un oppidum, o forse il tempio (che la tradizione vuole essere stato dove oggi si trova la Basilica di S. Martino), oppure intorno al centro di scambi commerciali, il “foro”, da alcuni storici collocato ove attualmente si trova la sede della Cassa Rurale. Sicuramente in Epoca Alto Medievale gli abitanti delle ville edificarono un castello–recinto, ovvero un sistema fortificato entro cui rifugiarsi in caso di pericolo: sorse così quello che possiamo definire il nucleo più antico di Treviglio, il denominato castrum vetus, di cui oggi sono ancora visibili tracce nell’isolato compreso tra piazza L. Manara, piazza G. Garibaldi e via Galliari.

Gli abitanti delle tre ville si trovarono così ad essere “vicini” e dettero origine, ognuno nel proprio vicus, ovvero nel proprio quartiere, a leggi e regolamenti, con organizzazione amministrativa autonoma. Nacquero così le “vicinanze”, istituzioni giuridico–amministrative, con propri possedimenti e beni, che sussistettero a Treviglio fino al secolo XIX. Intorno all’anno Mille le tre “vicinanze” di Treviglio, che avevano già messo in comune i propri beni per edificare o rafforzare il castrum vetus, si riunirono e fondarono la Comunità trevigliese, ovvero il Comune. Postasi sotto la protezione del Monastero milanese di S. Simpliciano, la Comunità trevigliese venne riconosciuta ufficialmente in un Diploma dell’imperatore Enrico IV, datato 1081, in cui Treviglio viene definito grassum, cioè prospero, ricco.
Nel secolo XI Treviglio era un borgo forte e ben difeso: l’abitato aveva un’estensione corrispondente all’attuale Centro storico ed era circondato da un triplice fossato con avvallamenti; lungo il perimetro del circuito difensivo si aprivano quattro porte, Porta Zelute (a nord), Porta Torre (a ovest), Porta Filagno (a sud) e Porta de Oriano (ad est). Nel centro abitato erano presenti botteghe e laboratori artigianali; diversi edifici religiosi, tra cui la Basilica di San Martino; un luogo preposto a mercato e l’edificio della Comunità, il già citato castrum vetus. Nel 1224 la Comunità trevigliese riscattò la propria dipendenza dal Monastero di S. Simpliciano, costituendosi così come Comune libero.